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Le piastrelle in gres porcellanato sono ottenute tramite il processo di sinterizzazione di varie materie prime, come le argille ceramiche, i feldspati, i caolini e la sabbia.
Tali materie prime vengono prima macinate, e poi finemente atomizzate fino a raggiungere una polvere a granulometria omogenea adatta alla pressatura.
La cottura negli appositi forni avviene ad una temperatura di circa 1150-1250°C. La materia prima è portata alla temperatura massima, mantenuta per circa 25-30 minuti, e gradualmente raffreddata sino a temperatura ambiente.
Il processo di cottura determina la ceramizzazione/greificazione dell'impasto, attribuendone le tipiche caratteristiche di robustezza, impermeabilità, ed ingelività. Durante la cottura avvengono però delle deformazioni sulla materia precedentemente pressata. Il restringimento dimensionale post-cottura si aggira intorno ad un 7%, per cui i prodotti di grandi dimensioni vengono solitamente rettificati tramite mole ad umido, successivamente alla cottura. Al termine della fase di cottura le piastrelle vengono suddivise per classi omogenee di calibro e tono. Il materiale non pienamente conforme ai parametri dettati dalle norme UNI viene declassato (2a, 3a scelta, ecc.).
Con le attuali tecnologie produttive si possono ottenere piastrelle con formati variabili da 5x5 a 180x180 cm., con spessori da 7 a 16 mm., che possono essere smaltate e non smaltate. Per arrivare poi a quella che è l'ultima evoluzione della tecnologia moderna, che dà la possibilità di avere grandi formati come cm. 100 x 300 in uno spessore di 3 mm., creando così la nuova tendenza del "basso spessore". L'impasto di Porcellanato, nella norma di colore beige chiaro può anche venire colorato nella fase di atomizzazione per cui il prodotto viene chiamato colorato in massa. Tecnicamente le norme UNI definiscono porcellanato la ceramica che possiede un coefficiente di assorbimento all'acqua minore dello 0,5% (UNI EN 176 ISO BI).